IL LIDO DI VENEZIA TRA STORIA E LIBERTY


Il Lido è un’isola un po’ speciale, diversa dalle altre che formano Venezia; qui la vita è dinamica e moderna, non solo perché è ammessa la circolazione di auto, biciclette e moto, ma per un’ aria frizzante e salmastra che ci accoglie appena sbarcati, è la presenza del mare che si avverte subito: l’Adriatico è li a pochi metri con il suo "immenso".

Vivere al Lido è una "vocazione"; dunque i suoi abitanti, moltissimi i giovani, si sentono un po’speciali e hanno ragione! La sua storia muove dagli antichi splendori della Serenissima per arrivare all’elettrizzante Mostra del Cinema, che ogni settembre fa concorrere le più importanti produzioni cinematografiche e le stars del mondo per la conquista del Leone d’oro.

È facile arrivare al Lido: ogni dieci minuti da S. Marco parte un "battello" e ne bastano altrettanti per giungere a destinazione. Non ci si può sbagliare, è l’ultima fermata.

Sbarcando al Lido, ci troviamo in Piazzale S. Maria Elisabetta; di fronte ci accoglie un lungo viale alberato chiamato trionfalmente Gran Viale che conduce alle spiagge. Percorrendolo si stenta a credere che fino alla metà dell'Ottocento qui non ci fossero che dune sabbiose e desolate, interrotte da pochi campi coltivati ad ortaglie e vigne. La trasformazione urbana e architettonica è stata rapida: iniziata infatti solo negli ultimi due decenni del XIX secolo, giunge all’apice del suo sviluppo intorno agli anni 1910-1920, "epoca d’oro" del Lido, quando l’isola poteva definirsi la più elegante stazione balneare d'Europa.

Si era raggiunto il risultato voluto e perseguito con audacia da alcuni imprenditori veneziani, poi sostituiti da società alberghiere, che avevano compreso e investito sulle grandi potenzialità del luogo.

Percorrendo a ritroso la sua storia, anche attraverso la cartografia storica, si riesce a capire quali altri ruoli aveva assunto nell’epopea della Serenissima. Dal punto di vista strategico il Lido aveva sempre occupato un posto di rilievo per la salvaguardia di Venezia: la sua conformazione allungata, quasi una catena protettiva contro il mare e i nemici, fu sfruttata dalla Repubblica come avamposto difensivo naturale sin dai primordi della sua storia.

Non a caso i più importanti "ingressi" di Venezia dal mare si trovano proprio alle due estremità dell'isola. Il primo a nord est con il porto "de li do castelli", è il sistema difensivo più antico, costituito dalle fortezze di S.Andrea (sull’omonima isola) e di S. Nicolò, che fronteggiandosi sbarravano l'ingresso in laguna a qualsiasi imbarcazione nemica.

Il secondo a sud comprende il porto di Malamocco - Alberoni, difeso dal forte omonimo, consolidato nel corso del XVII secolo e ora distrutto .

Sembra esistessero, ab antiquo, anche le fortificazioni intermedie situate in località Quattro Fontane e Cà Bianca, rinforzate e ampliate notevolmente durante la dominazione austriaca tra il 1840 e il 1860. In questo periodo l'isola fu utilizzata quasi esclusivamente come postazione militare, bloccando di fatto qualsiasi sviluppo edilizio. Infatti le servitù militari, alle quali erano soggetti molti terreni, vietavano costruzioni private in muratura e vincolavano quelle di altro genere alle decisioni del presidio, che aveva la facoltà di demolirle senza corrispondere alcun indennizzo ai proprietari. La situazione cambiò radicalmente con la definitiva partenza degli austriaci nel 1866, ma già le prime avvisaglie di un nuovo clima si erano fatte sentire nel 1857 quando un imprenditore di Pellestrina, Giovanni Busetto detto "Fisola" aveva fatto costruire, su progetto di Ludovico Cadorin, il primo Grande Stabilimento Balneareal Lido, intuendo le potenzialità di quest'isola dotata di uno straordinario affaccio al mare e di un’altrettanta straordinaria vicinanza a Venezia.

Sbarcando a S. Maria Elisabetta si ha un’idea di quelle che già le mappe del XVI secolo evidenziavano come le direttive viarie principali. A destra, l'attuale via Sandro Gallo era un viottolo militare che congiungeva la località di S. Maria Elisabetta ai forti dei Quattro Cantoni (poi Quattro Fontane) e degli Alberoni, mentre l'attuale Gran Viale, era all'epoca un sentiero largo appena due metri che metteva in comunicazione l'approdo lagunare con l'arenile. Questa pista, inoltrandosi fra ortaglie disordinate e fossi da pesca, a tre quarti del suo percorso si inerpicava su un’altissima duna sabbiosa e, ancora nell'Ottocento, i primi frequentatori dello stabilimento bagni dovevano affidarsi a un servizio di somarelli addobbati con sonagli e campanelli per valicarla.

Solo qualche anno più tardi la duna fu spianata e la strada allargata per consentire il passaggio di carri e carrozze e nel 1905 anche del tram elettrico a due corsie.

Si è già accennato allo stabilimento balneare del "Fisola", in realtà poco più di una enorme baracca in legno con loggetta esterna balaustrata e ricco padiglione con sedili e tavolini, inaugurato il 4 luglio del 1857. Ebbene, proprio a causa delle leggi sulle servitù militari, questo fabbricato fu abbattuto a due anni dalla sua costruzione, ma ormai i servizi che erano stati garantiti dal Comune di Venezia (anche se il Lido continuò a far parte del poverissimo Comune di Malamocco fino al 1883) continuarono ad essere erogati. Il Lido, così, poteva disporre di un regolare servizio di traghetto da S. Maria Elisabetta a Riva degli Schiavoni, realizzato dapprima con imbarcazioni a quattro rematori in grado di trasportare fino a 16 passeggeri all'ora, in seguito con una vaporiera militare (l'Alnoch), affittata dall'Ammiragliato. La nuova "Società Bagni Lido" che nel 1872 aveva rilevato a poco prezzo quella del "Fisola", acquistando anche un'estesa rete di terreni fra il cimitero israelitico e il Forte delle Quattro fontane, iniziò un vasto programma di interventi edilizi continuato poi dalla CIGA, (Compagnia Italiana Grandi Alberghi) che subentrò a questa pochi anni dopo.

Sotto la direzione di un uomo straordinario, il cav. Nicolò Spada, che decise di inventare ex novo, su un terreno praticamente vergine, la più elegante cittadina balneare d'Europa, furono tracciate strade sinuose, secondo i dettami del nuovo stile liberty e spaziosi viali alberati; furono disegnati giardini e aiuole, interrati fossi insalubri e scavati profondi canali per permettere alle imbarcazioni da turismo di raggiungere ville e alberghi che stavano sorgendo in prossimità dei posti più suggestivi. Tutto quello che il tessuto architettonico di Venezia, cosi legato ai moduli storicistici non consentiva, fu sperimentato al Lido, dove gli stessi architetti che nel centro storico si attenevano a un rigoroso stile neo-gotico o neo-bizantino, qui aggiornavano il loro linguaggio inserendo quelle movenze liberty e secessioniste che ormai erano diffuse nel resto d’Italia.

Itinerario: il Lido liberty

Fra i tanti percorsi possibili, suggeriti dalle numerose emergenze storiche e artistiche sparse sul territorio del Lido, questo itinerario ripercorre la splendida stagione del Liberty e del Decò, proponendo una passeggiata fra ville, viali e grandi alberghi per tentare una lettura di alcune fra le più significative presenze architettoniche e urbanistiche dell'isola.



1) Ausonia Palace Hotel 2) Villa Fanna

3) Villino Monplaisir

4) Villino Thea 5) Villa Romanelli 6) Nuova Villa dei Padri Armeni
7) Villa Otello 8) Villino Donghi 9) Villino Trento
10) Villa Giannina 11) Villa Gemma 12) Casa Predelli
13) Hotel des Bains 14) Excelsior Palace 15) Villa Gelsomini
16) Villa Rossi 17) Casa del Farmacista 18) Villa Tonello.