| LETTERATI E ARTISTI A VENEZIA ERNEST HEMINGWAY Di
là dal fiume e tra gli alberi* Itinerario letterario *Ernest Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi,
Oscar Mondadori, Milano, 1999.
"Potrei leggere di mattina e andare in giro per la città prima di colazione, e andare tutti i giorni a vedere il Tintoretto all’Accademia e alla Scuola di San Rocco e a mangiare in buone trattorie economiche dietro il mercato, o magari la padrona di casa mi farebbe da mangiare la sera." (pag.77) Partendo dal Piazzale della Stazione ai piedi del Ponte degli Scalzi – i ponti sul Canal Grande che collegano la città da una riva all’altra sono tre: degli Scalzi costruito in pietra d’Istria nel 1934 su progetto di Miozzi, di Rialto, da prima in legno, in pietra dal 1591 su progetto di Antonio Da Ponte e dell’Accademia ancora in legno – si può visitare la Chiesa di Santa Maria di Nazareth, costruita in stile barocco su progetto del Longhena nella seconda metà del XVII sec.. Attraversato il Ponte degli Scalzi, percorsa Calle Lunga si arriva in Campo Santo dove sorge la Chiesa di San Simeone Grande, fondata nel X sec. e ricostruita nel XVIII sec. Custodisce opere del Tintoretto e Palma il Giovane. Nello stesso campiello sorge la casa natale di Pietro Tonassi, maestro veneziano di strumenti ad arco. Si percorre, quindi, Rio Marin e si sopraggiunge nei pressi della trecentesca Scuola di San Giovanni Evangelista – le Scuole, suddivise in Grandi e Minori a partire dal XV sec., ospitavano le innumerevoli confraternite laiche, che sotto il patrocinio del Santo protettore, si proponevano scopi di devozione e di penitenza – di antica fondazione è un monumentale edificio in stile gotico fiorito con rifacimenti rinascimentali attribuiti al Codussi e al Lombardo. Al suo interno dipinti del Tintoretto, Palma il Giovane e Tiepolo. Si può visitare la Chiesa omonima del X sec.: custodisce opere del Tintoretto. "…e quando i due giovanotti svoltarono l’angolo formato dall’abside della Chiesa dei Frari, non c’erano colonnelli in vista." (pag. 212) Percorso rio Terrà San Tomà, ci si addentra nell’area dei Frari dove sorgono: l’Archivio di Stato, ex convento che raccoglie i documenti più antichi della storia della città e della Serenissima; la Basilica di Santa Maria dei Frari, fatta costruire dai francescani nel XIV sec. in stile gotico. Custodisce le memorie storiche della Repubblica: si possono ammirare "L’Assunta" di Tiziano, pittore veneziano del XVI sec., la "Madonna in trono con bambino" di Bellini, nonché il famoso monumento funebre eseguito dal Canova in onore di Tiziano. Degno di nota è il coro ligneo. Percorso il campo e costeggiato l’abside della Basilica, si arriva in Campo San Rocco. Si può visitare la Chiesa omonima costruita dal Bon nel XVI sec. arricchita da opere del Tintoretto e Palma il Giovane. La Scuola Grande, istituita nel 1478, opera architettonica del Bon, del Lombardo e dello Scarpagnino si presenta con due ampi saloni. La sala dell’Albergo è interamente ricoperta da tele del Tintoretto, pittore veneziano del XVI sec.. "Stavano nella parte più scialba del canale
che porta dal Piazzale Roma a Cà Foscari; ma nessuna parte è scialba
, pensò il colonnello." (pag. 77) Proseguendo per Campo San Barnaba, attraversato il Sottoportego Casin dei Nobili e Rio San Trovaso "…ora cominciarono a scendere sotto l’Accademia…" (pag.78-79) in Campo della Carità. Le Gallerie dell’Accademia ospitano, fin dall’Ottocento, per volontà di Napoleone, opere di pittori veneziani e non, dal XIV al XVIII sec.: Giorgione, Tiziano e Tintoretto, Bellini e Carpaccio per ricordare qualche nome.
Attraversato il Ponte dell’Accademia, si giunge in Campo San Vidal, dove si possono ammirare nella Chiesa omonima opere del Carpaccio. La Chiesa sconsacrata oggi è adibita a mostre ed esposizioni d’arte. Si giunge in Campo Santo Stefano dove è possibile visitare Palazzo Franchetti, l’Istituto di Lettere e Scienze e Arte, e Palazzo Pisani - sede del conservatorio musicale. Il campo è chiuso dalla Chiesa di San Stefano, risalente al XIV sec., che ospita opere del Tintoretto. Da Calle Spezier si giunge in campo San Maurizio, dove ha sede la Chiesa omonima, l’unica in stile neoclassico delle chiese veneziane. "Prima di svoltare si fermò un momento a guardare la Chiesa di Santa Maria del Giglio." (pag.108) La Chiesa di Santa Maria del Giglio, con facciata barocca ospita opere del Tintoretto e Rubens. Nello stesso campo, sul lato sinistro, verso il canal Grande vi è il celebrato Hotel Gritti Palace. "Davanti a loro adesso c’era un traghetto di gondole a Santa Maria del Giglio e, al di là di questo, il ponte di legno del Gritti. - Quello è l’albergo dove ci fermiamo Jackson. Il colonnello indicò il simpatico palazzo a tre piani, color rosa, a strapiombo sul Canale. In passato era la dépendance del Grand Hotel; ma ora era hotel in proprio, e un hotel molto buono. Probabilmente era l’albergo migliore se non si aveva voglia di essere adulati o seccati o snobbati in una città di grandi alberghi, e al colonnello piaceva molto."(pag.84-85) L’Hotel Gritti considerato da Hemingway "il miglior albergo della città in una città di grandi alberghi" è uno splendido palazzo sul canal grande. Ha ospitato negli anni i reali d'Inghilterra, i duchi di Windsor, i principi di Monaco e molte stelle di Hollywood. "Uscirono fuori dalla porta secondaria dell’albergo sull’imbarcadero e furono investiti dal vento. La luce dell’albergo brillava sul nero della gondola e rendeva verde l’acqua." (pag.177) "E’ meglio che smetta di guardare le vetrine di questa strada e passi a quell’altro ponte e dopo due piazze giri a destra e vada avanti finchè arrivo da Harry’s." (pag.109) Percorsa la Via XXII Marzo e Calle Vallaresso, si raggiunge l’Harry’s Bar. "C’erano ore, da Harry’s, in cui il locale si riempiva di gente conosciuta, con la stessa regolarità incalzante della marea quando giunge a Mont Saint-Michel. A parte il fatto, pensò il colonnello, che le ore della marea cambiano ogni giorno con la luna mentre le ore da Harry’s sono come il meridiano di Greenwich o il metro standard a Parigi o l’alta stima che i militari francesi hanno di sé stessi. (pag.283) La storia dell'Harry's Bar ha inizio nel 1931 quando Giuseppe Cipriani, intraprendente barman dell'Hotel Europa, in società con uno dei suoi clienti - un ricco ragazzo americano di Boston, Harry Pickering, da cui il bar prenderà il nome - affittò un magazzino di cordami in Calle Vallaresso per aprirne un locale. In seguito uno dei punti d'incontro preferiti della buona società internazionale e dall’aristocrazia europea. A due passi da piazza San Marco, il bar è stato trasformato poi in ristorante. Tra i clienti che hanno contribuito a crearne la leggenda figurano: Arturo Toscanini, Guglielmo Marconi, Charlie Chaplin, Truman Capote, Orson Welles, il duca di Edimburgo, il barone Filippo de Rothschild, la principessa Aspasia di Grecia, Aristotele Onassis, l'Agha Khan e la bellissima Begum, Barbara Hutton, Peggy Guggenheim, per citarne alcuni. Nell’immediato dopoguerra Ernest Hemingway, che all'Harry's Bar sedeva a un tavolino d'angolo a lui riservato, ha dedicato al locale una pagina in "Di là dal fiume e tra gli alberi". Un frequentatore assiduo dell’Harry’s Bar oggi, è Woody Allen, nei suoi soggiorni veneziani. "La piazza San Marco è dove ci sono i piccioni e quella grande cattedrale che pare un cinematografo, vero?" (pag.63) Passeggiando lungo la riva che costeggia i Giardini Reali, si arriva a Piazza San Marco. La Piazzetta, che guarda il bacino, ospita il sontuoso Palazzo Ducale, in stile gotico-bizantino, sede politica in passato della Serenissima e dimora dei dogi. Procedendo verso la Piazza si può ammirare la Basilica di San Marco, costruita in stile veneto-bizantino con pianta a croce greca. Ricca di preziosi mosaici, accoglie le spoglie di San Marco, patrono della città. Nella Piazza troviamo poi il Campanile che sormonta la Loggetta del Sansovino. La Piazza è delimitata ai suoi lati dalle Procuratie che, in passato, ospitavano gli uffici dei procuratori. Le Procuratie si dividono in Vecchie e Nuove. Vicino alle Vecchie Procuratie troviamo la Torre dell’Orologio celebre per i suoi due Mori . "Facciamo il breakfast al Florian, sul lato destro della Piazza? La Piazza dovrebbe essere allagata e sarà divertente da guardare" (pag.221) Nel 1585, l’ambasciatore veneziano a Istanbul
informò il Senato di una bevanda d’acqua nera e molto calda usata come
medicinale contro il sonno. I semi (Kahavè) arrivarono
a Venezia, per la prima volta, verso la metà del ‘600. Da quel momento,
a Venezia intorno San Marco si diffusero i caffè.
Nel 1720 venne aperto il Florian, frequentato da molti personaggi illustri: Antonio Canova, Carlo Goldoni, i fratelli Gozzi. Nel 1775, il Caffè Quadri dove venne servito, per la prima volta, il caffè turco. Va detto che il locale non godette, da subito, di fortuna. "Nell’altra zona della città il gioco era quello di partire dal Gritti e arrivare a Rialto per la Fondamenta Nuove senza sbagliarsi. Poi si poteva salire sul ponte e attraversarlo e scendere al mercato. Il mercato gli piaceva più d’ogni altra cosa. In ogni città era sempre il primo luogo nel quale si recava." (pag.211) Da San Marco percorrendo le Mercerie si giunge a Rialto. Rialto, centro della vita commerciale sin dal IX secolo, accoglie ancora oggi, dopo mille anni, una folla eterogenea nei suoi mercati. In questa zona si concentrano gli edifici più antichi della città di epoca veneto-bizantina. Il Ponte di Rialto è il primo ponte ad attraversare il Canal Grande collegandone le rive. "Prese una scorciatoia e giunse al mercato del pesce. Al mercato, esposte sul pavimento di pietra sdrucciolevole o nelle ceste o nelle cassette dalle maniglie di corde, c’erano le pesanti aragoste grigioverdi dalle sfumature violacee che presagivano la morte sull’acqua bollente." (pag.217) Il Palazzo dei Savi, situato ai piedi del ponte, dopo l’incendio del 1514 è stato riedificato nel 1521 da Antonio Abbondi, detto Scarpagnino. Un tempo sede dell’amministrazione fiscale, ospita oggi il magistrato alle acque. Da Rialto, attraversato Campo Santi Apostoli, si raggiunge le "Fondamenta Nove" dove meritano di essere visitati Palazzo Donà delle Rose e la Scuola di S. Marco - costruita nel 1489 da Pietro Lombardo, oggi sede dell’Ospedale Civile - la Chiesa di S. Lazzaro dei Mendicanti, la gotica di Ss. Giovanni e Paolo e di Santa Maria del Pianto. Dalle Fondamenta Nove è possibile
imbarcarsi con i battelli pubblici per raggiungere le isole della laguna
nord: San Michele, Murano, Burano,
Torcello, Santo Erasmo e Mazzorbo.
"Il colonnello e l’autista si avviarono verso il lato della strada dalla parte di Venezia e guardarono la laguna sferzata dal forte vento freddo che veniva dalle montagne e rendeva nitidi tutti i contorni degli edifici riducendoli a una precisa geometrica. "Quella proprio di fronte a noi è Torcello" disse il colonnello, indicandola col dito. "E’ lì che abitava la gente respinta dalla terra ferma dai Visigoti. Hanno costruito loro quella chiesa per onorare il loro Dio e adorarlo. Poi, dopo che la chiesa fu costruita, la foce del Sile sedimentò e forse la modificò qualche piena, e tutta quella terra sulla quale siamo passati adesso venne inondata e incominciò a fomentare zanzare e la gente prese la malaria. Incominciarono tutti a morire, così i più anziani si riunirono in consiglio e decisero che dovevano andare in un posto sano dove potersi difendere con le barche e dove né i Visigoti, né i Longobardi, né altri banditi potessero toccarli, perché questi banditi non avevano forze di mare. I ragazzi di Torcello erano tutti bravi barcaioli. Così hanno messo le pietre delle loro case su barconi come quello che abbiamo visto adesso, e hanno costruito Venezia." (pag.62) Quella che un tempo fu la capitale della laguna Nord è delimitata a Sud-Ovest dal canale di Burano, a Nord e a Est confina con le formazioni paludose della Rosa e della Céntrega. E' raggiungibile con le linee pubbliche dell'Actv con partenza dalle Fondamenta Nove. L'antica Dorceum o Turricellum al massimo del suo splendore arrivò a ospitare poco meno di 50 mila abitanti. Sede vescovile dal 638 al 1689 vide il suo fiorire nell'Alto Medioevo quando divenne un porto di assoluta rilevanza, con i tre canali che si aprivano al mare, nonché sede di laboriosissime officine metallurgiche, vetrarie e della lavorazione della lana. E' del 1272 la deliberazione che ne consentì la lavorazione a Torcello e nelle sue contrade. Per avere un'idea delle ricchezze che l'isola alimentò, basta pensare che ancora nel 1795 esistevano qui 737 casate nobiliari, di pari dignità di quelle veneziane. Già nel XV secolo l'isola però conobbe una lenta decadenza. Resistevano sedici monasteri e numerose chiese, per un totale di dodici parrocchie. Alle origini della crisi, l'interramento parziale prima, totale poi, che occluse le bocche portuali, quindi l'avanzamento dei sedimenti apportati dal Sile e dal Dese, l'impaludamento, il predominio delle acque dolci su quelle salate e il flagello della malaria. Attualmente di tanta magnificenza restano solo pochi abitanti e il complesso monumentale composto dalla Cattedrale, dal Battistero e dal Martyrium di S. Fosca, costruzioni religiose esistenti fin dal XII secolo. S. Maria Assunta, cattedrale fondata dall'esarca ravennate Isaccio nel 639, come attesta l'iscrizione, all'interno della chiesa, è il documento più antico di Venezia. Il suo Battistero, di cui sono visibili i resti di fronte alla facciata principale, è del VII secolo, come la chiesa, mentre il campanile è del XI secolo; La cattedrale di Santa Maria Assunta, del VII secolo, ha subito già nell'Alto Medioevo due restauri di dimensioni ragguardevoli. L’isola di Burano è collocata a Sud-Est di Mazzorbo, guarda a Nord a Torcello, a Sud a S.Erasmo e a San Francesco del Deserto. Con i suoi 5 mila abitanti è il più importante centro della laguna Nord. E' collegata a Venezia Fondamente Nove - attraverso le linee pubbliche di navigazione dell'Actv. Burano, un tempo Boreana, deve il nome ad una delle porte di Altino. Burano offre spunti di assoluto interesse per i cromatismi delle sue abitazioni popolari, dai colori vivaci e contrastanti e per le sue attività economiche: la produzione di merletti e la pesca. La leggenda vuole che grazie a un pescatore sia nata la tradizione del merletto. Il pescatore, avendo resistito al canto delle sirene in nome della sua bella che lo attendeva a Burano, avrebbe ricevuto dalla regina dei flutti una corona di schiuma per ornare il capo della sua sposa. Le amiche della diletta, invidiose e conquistate dalla bellezza del velo, avrebbero cercato di imitarlo, dando così inizio a una scuola di tradizione centenaria. L'isola di Murano è situata a Nord-Est di Venezia, lungo il canale dei Marani, ed è raggiungibile in pochi minuti con le linee pubbliche dell'Actv. Fu fondata dagli Altinati, che le attribuirono il nome di Ammurianum, da una delle porte della loro città. Da subito si caratterizzò per la sua vivacità economico-produttiva: già nell'Alto Medioevo era nota per il porto, per la presenza di mulini ad acqua e per la pesca. LA RIVIERA DEL BRENTA "Oltrepassarono la lunga fila di barche
nel canale lento che portava le acque del Brenta e il colonnello pensò
alla lunga distesa del Brenta dove sorgevano le grandi ville, coi prati
e i giardini e i platani e i cipressi." (pag. 68) La Riviera del Brenta è un insieme di paesi e città sorti lungo l’antico corso della Bretella che unisce Padova e Venezia. A partire dal Cinquecento e nel Settecento ha conosciuto un periodo di grande splendore; divenne infatti luogo di villeggiatura privilegiato dei ricchi patrizi veneziani e di molti Signori padovani. Lungo il fiume, oggi, sono visibili e spesso visitabili molte ville. Le statue ed i capitelli sparsi nel territorio ricordano famiglie e accadimenti storici. L’ambiente è ricco di fascino grazie ai molti e curatissimi giardini, all’acqua del fiume con i suoi riflessi, ai salici che con le loro forme sembrano ossequiare la corrente. La Riviera del Brenta non è solo un patrimonio paesaggistico e culturale di prim’ordine, a livello nazionale ed internazionale. É anche e, soprattutto, un distretto economico a livello mondiale specializzato nel settore calzaturiero. Le prime notizie sulle popolazioni della Riviera del Brenta datano al V secolo a.C.. I romani vi costruirono importanti assi stradali e praticarono un’agricoltura intensiva. Le ville, che si sono conservate intatte fino ad oggi, furono costruite lungo la Riviera a partire dal XV secolo, quando Venezia estese in terraferma i suoi domini. I Veneziani vi investirono ingenti capitali e nel ‘500 sorsero gioielli come Villa Foscari. La villa fu costruita tra il 1550 e il 1560 per i Foscari. Situata in una posizione suggestiva e facilmente raggiungibile da Venezia, ha ospitato Enrico III di Valois re di Polonia e di Francia. Il nome "La Malcontenta" si deve, secondo la leggenda, alla vita dissoluta di una nobildonna di casa Foscari. È la prima villa che si incontra risalendo la Brentella da Venezia, lungo le cui rive i nobili veneziani costruirono, nel tempo, le loro ville. Villa Foscari opera del Palladio presenta una facciata con due rampe di scale laterali e con il pronao ionico sorretto dall’alto basamento che rende la villa visibile da lontano. L’edificio ospita all’interno un ampio salone a crociera illuminato da una grande finestra termale. Gli affreschi del Battista Franco, sullo stile di Giulio Romano, furono completati dallo Zelotti. La Malcontenta, abbandonata per secoli, durante il dominio austriaco, vide parte degli affreschi andare distrutti. Restaurata dal 1926, oggi è godibile in tutta la sua bellezza, infatti, è tra le più riuscite ville del Palladio. La Malcontenta è inclusa nel World Heritage List dell’Unesco. Nel ‘700 crebbero gli spazi e le ville, che passavano di famiglia in famiglia. Simbolo della Riviera è certamente Villa Pisani a Strà, edificata nel Settecento da Francesco Maria Preti, su progetto di Gerolamo Frigimelica fu completata per celebrare la nomina di Alvise Pisani a doge della Serenissima. L’intervento del Preti anticipò il gusto neoclassico dei decenni successivi. Villa Pisani acquistata nel 1807 da Napoleone, che la donò al Viceré d’Italia Eugenio Beauharnais, nel 1814 passò alla corona d’Austria e da questa a Casa Savoia che, nel 1886, la cedette al demanio. Nelle sue sale sono passati personaggi come Napoleone, Beauharnais, Maria Luigia di Parma, Alessandro I di Russia, Ferdinando d’Austria, Massimiliano d’Asburgo, Vittorio Emanuele II di Savoia, Gustavo di Svezia e nel 1943 avvenne l’incontro tra Hitler e Mussolini. Oggi è proprietà dello Stato.
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