L’ISOLA DI CERTOSA E IL FORTE DI S. ANDREA: VENEZIA VERSO L’ADRIATICO

Solitamente esclusi dagli itinerari turistici tradizionali che interessano l’area veneziana, l’isola della Certosa e l’isola di S. Andrea formano un unico comprensorio che include anche l'isola delle Vignole. La Certosa è un’isola che si colloca proprio al centro della Laguna Veneta e dalla quale si possono ammirare i suggestivi panorami della città di Venezia, di Murano e del Lido nella tranquillità che offre la sua ricca e variegata natura. L’isola di S. Andrea comprende il forte e l’idroscalo di S. Andrea. Il Forte di S. Andrea rappresenta la prima proiezione di Venezia verso il mar Adriatico ed è collocato proprio alla bocca di porto tra Lido e Punta Sabbioni. Per questa posizione strategica il forte fu per secoli molto importante per la Marina Militare della Repubblica Serenissima. Inoltre non dista molto né dal Litorale del Cavallino, né dal Bacino di S. Marco. L’idroscalo di Sant’Andrea, nato come siluripedio (impianto attrezzato per la regolazione e il collaudo di siluri) nel 1884, è attualmente zona militare ma c’è il progetto di convertirlo in porto turistico. L’isola delle Vignole è una delle poche isole della Laguna di Venezia ancora dedite all’attività agricola. All’isola della Certosa e all’isola di Sant’Andrea ha sede operativa il Comitato Certosa e Sant’Andrea: un’organizzazione di volontariato sociale e ambientale alla quale si deve l’iniziativa di salvaguardia e trasformazione dell’isola di Certosa in parco urbano, di recupero all’uso civile del forte e dell’isola di Sant’Andrea e di contributo alla costruzione del parco della Laguna di Venezia. Attualmente l'isola della Certosa e il forte di S. Andrea sono visitabili esclusivamente tramite prenotazioni telefoniche attraverso il Comitato Certosa e S.Andrea. Il forte nei giorni feriali è aperto solo a visite di gruppo; la domenica sono possibili anche visite singole.

A CHI RIVOLGERSI:

"Comitato Certosa e S. Andrea"

Isola della Certosa/ Forte di S. Andrea – 30100 Venezia - Tel. 041 2413717

E-mail: comitatocertosa@infinito.it; certosaisland@yahoo.it

COME ARRIVARCI

L’isola di Certosa e il forte di S. Andrea non sono raggiungibili tramite mezzi pubblici. È possibile comunque arrivarci con imbarcazioni private messe a disposizione dal Comitato Certosa e S. Andrea che provvederà ai trasferimenti dall’imbarcadero ACTV di S. Pietro di Castello a Venezia o dalla fermata ACTV delle Vignole (collegamento ACTV tra Venezia e le Vignole: linea 13).

Formalità da osservare durante la visita del forte

Il Forte di S. Andrea è situato in una zona di interesse militare. Per tale motivo si devono osservare scrupolosamente delle particolari disposizioni impartite dalla Autorità Militare, disposizioni che risultano indicate su appositi cartelli o che potranno essere comunicate verbalmente. L’Autorità Militare declina comunque ogni responsabilità per i danni che dalla visita del forte potessero eventualmente derivare.


ISOLA DELLA CERTOSA


L'isola è un sito esemplare per la storia dell'evoluzione della vegetazione delle isole lagunari, e fa parte di un complesso più ampio che comprende anche le Vignole e S.Erasmo. L'isola è situata a est, quasi frontalmente alla bocca di porto del Lido, dista meno di 250 m da S.Pietro di Castello, poco più di 500 dal Lido ed è vicinissima alle isole di S.Andrea e delle Vignole. La superficie è di circa 22 ettari. E' raggiungibile solo con imbarcazione privata, preferibilmente dalle Vignole. Esiste un collegamento ACTV tra Venezia e le Vignole (la linea 13).

La Certosa è un’isola formata da due aree: la zona sud (la più antica) e la zona nord. La zona sud è delimitata da mura perimetrali che la separano dalla zona nord di recente imbonimento. Fino a tutto il 1997 la zona nord è stata usata come poligono di tiro dal Reggimento Lagunari "Serenissima" della vicina caserma di S. Andrea. L'esercito si è ritirato in seguito alla presentazione del piano di recupero dell'isola da parte del Comune di Venezia.

Origini

La Certosa originariamente era formata da due piccole isole separate da un canale, interrato all'inizio del XX secolo. Nell'anno 1199 il vescovo di Castello, Marco Nicola, concesse l'isola ai canonici agostiniani con il compito di costruirvi un tempio e un Monastero dedicato a S. Andrea. La chiesa fu consacrata nel 1219. I monaci agostiniani di S. Andrea vi rimasero fino al 1424, data in cui il senato donò il Monastero ai padri certosini di Firenze. Da questo momento l'isola cambia il nome da S. Andrea a S. Bruno. I Certosini trasformarono il vecchio convento secondo la loro regola costruendo attorno ai tre lati del grande chiostro 15 cellette autonome, ognuna con il proprio giardino e relativo pozzo. La costruzione più importante era la chiesa, riedificata nel 1492 su disegno di Pietro Lombardo, contenente opere di Tiziano, Vivarini e Tintoretto. Molti nobili e persino due dogi trovarono sepoltura nell'isola. Con la caduta della Repubblica, i monaci Certosini dovettero abbandonare l'isola che fu data in concessione al Demanio Militare. Il complesso fu adibito ad uso militare, destinando la chiesa a magazzino. La Certosa, assieme al forte di S. Andrea, diventerà una nuova parte della città di Venezia. Queste due isole sono candidate a far parte di un grande circuito naturalistico, comprendente l'insieme delle fortificazioni del campo trincerato di Mestre e quelle dei litorali e lagunari.

L’ambiente e la vegetazione

L’isola della Certosa è un sito esemplare per la storia dell’evoluzione della vegetazione delle isole lagunari. Insieme alle Vignole e a Sant’Erasmo faceva parte dei primi lidi di conterminazione della laguna ed è possibile trovarne riscontro nella struttura spesso sabbiosa dei terreni. Su queste isole troviamo ancora oggi, nonostante i frequenti e prolungati periodi di abbandono, una vegetazione che ricorda quella originaria, insieme a specie vegetali introdotte dall’uomo. In epoca molto antica, antecedente alla colonizzazione, è ipotizzabile che sulle isole lagunari fossero presenti specie arboree ed arbustive immigrate dagli ambienti circostanti la laguna, e cioè dal bosco di pianura (planiziale), dal bosco fluviale e dal bosco litoraneo. La colonizzazione ha rapidamente mutato l’aspetto e le associazioni vegetali delle isole. Dapprima disboscate, esse sono state quindi variamente destinate all’insediamento e/o ad attività agricole e produttive. Le attività umane, oltre ad eliminare o ridurre la presenza della vegetazione naturale, hanno spesso anche introdotto nuove specie a scopo alimentare, produttivo e ornamentale. L’utilizzo e la colonizzazione e il successivo abbandono sono una delle cause della prevalente presenza di specie infestanti, quali rovo e robinia.

Breve storia della vegetazione dell’isola della Certosa

Con grande probabilità la vegetazione originaria della Certosa era costituita da specie di barena. Intorno al 1200 l’isola venne assegnata ai monaci Agostiniani, che iniziarono ad utilizzare il suolo per la coltivazione di piante alimentari; nell’isola c’era dunque la presenza di uno spazio conventuale edificato, al quale si accompagnavano l’orto ed il prato. Nel 1400 agli Agostiniani si sostituiscono i monaci Certosini, i quali apportano la loro idea di "giardino": l’isola, infatti, si presenta disegnata da orti, coltivazioni di alberi e di arbusti, con un grande prato ed un viale alberato. Questa è l’epoca matura dell’"hortus conclusus" conventuale, nel quale l’obiettivo della meditazione si coniuga alla coltivazione degli orti a scopo alimentare e medicinale ed alla gestione di luoghi verdi comuni: il prato ed il viale alberato. L’aderenza al paesaggio rurale lagunare permane per circa sei secoli. Nei secoli successivi, invece, cessata l’esperienza monastica, questo paesaggio viene progressivamente distrutto ed è definitivamente abbandonato alla metà del ‘900.

Vegetazione attuale

Attualmente la vegetazione presente all’isola della Certosa si presenta come boscaglia densa che spesso degrada in arbusteto e/o groviglio di rovi ed edera. Nell’insieme si coglie una notevole frammentazione sia per le specie vegetali presenti sia per la loro distribuzione nell’isola. Indubbiamente l’aspetto più evidente è la presenza nel piano inferiore di edera, in quello mediano di rovo (Rubus ulmifolius), ed infine nel piano arboreo di robinia (Robinia pseudoacacia). Sono tuttavia presenti specie ed associazioni molto interessanti, quali il pioppeto nella zona di bonifica recente, i gelsi a fusto policormico, i bagolari (Celtis australis), il fragmiteto, il frassino ossifilo (Fraxinus oxycarpa). Ancora, vi è la presenza di olmi (Ulmus minor), di pruni, di sambuchi e di ligustro giapponese, pianta ornamentale introdotta in epoca remota. Il paesaggio si sta evolvendo verso forme di associazioni vegetali naturali poco evolute; prevalgono quindi le specie infestanti, che hanno maggior capacità di insediamento in spazi aperti in presenza di fattori climatici limitanti: idrici, nutrizionali e pedologici.

Curiosità: gelso bianco (Morus alba)

Il gelso è una specie orientale introdotta dagli Arabi, la cui diffusione è legata strettamente all’allevamento del baco da seta, il quale si nutre esclusivamente delle foglie di questo albero. La sua diffusione sull’isola è probabilmente collegata ad un’originaria importanza nell’economia monastica: la coltivazione di questo albero non richiedeva grandi investimenti e perciò esso caratterizzava l’economia ed il territorio rurale, diffondendosi in tutti gli spazi agricoli disponibili. L’albero era utilizzato anche come tutore vivo della vite. Nell'area nord è presente un esemplare particolarmente maestoso.

IL FORTE DI S. ANDREA

Piantina del forte di S. Andrea

Il Forte di S. Andrea (il cui nome deriva da quello dell’omonimo convento eretto nella zona nel 1199) o "Castel Nuovo", risale nelle sue strutture attuali, eccezion fatta per l’antico Mastio centrale, alla prima metà del XVI° secolo. Condivideva con il più vecchio castello di S. Nicolò del Lido, situato di fronte, il ruolo di presidio alla bocca di porto. Per chiudere il passaggio si tendevano robuste catene fra le due strutture con al centro una zattera armata. Il Forte di S. Andrea nasce dalla collaborazione fra un tecnico militare, Antonio Da Castello, e uno dei massimi architetti dell’epoca, Michele Sanmicheli Al primo sono dovute l’ubicazione del forte e la sua particolare struttura, al secondo la realizzazione tecnica ed ornamentale. Da un punto di vista militare la loro opera sarebbe rimasta valida per più di tre secoli, fino a quando l’utilizzo di nuovi armamenti non avrebbe imposto nuovi criteri di fortificazione. La struttura a bugnato, con la bellezza di 42 cannoniere, aveva sollevato perplessità ed invidie; così racconta il Vasari nelle sue "Vite":

"Essendo questa grandissima machina condotta al termine che si è detto, alcuni maligni et invidiosi dissero alla Signoria che ancor che ella fusse bellissima e fatta con tutte le considerazioni, ella sarebbe nondimeno in ogni bisogno utile e forse anco dannosa; perciò che nello scaricare dell’artiglieria, per la gran quantità e di quella grossezza che il luogo richiedeva, non poteva quasi essere che non s’aprisse tutta e rovinasse. Onde, parendo alla prudenza di que’ signori che fusse ben fatto di ciò chiarirsi, come di cosa che molto importava, fecero condurvi grandissima quantità d’artiglieria e delle più smisurate che fussero nell’arsenale, et compiute tutte le canoniere di sotto e di sopra e caricatole anco più che l’ordinario, furono scaricate tutte in un tempo; onde fu tanto il rumore, il tuono et il terremoto che si sentì, che parve che fusse rovinato il mondo, e la fortezza con tanti fuochi pareva un Mongibello et un inferno, ma non per tanto, rimase la fabrica nella sua medesima sodezza e stabilità, il senato chiarissimo del molto valore del San Michele, et i maligni scornati e senza giudizio, i quali avevano tanta paura messa in ognuno, che le gentildonne gravide, temendo di qualche gran cosa, s’erano allontanate da Venezia."

Veduta delle cannoniere

S. Andrea era generalmente disarmato e le preziosissime artiglierie, conservate oggi al Museo Navale dell’Arsenale, venivano montate solo nei momenti di grande pericolo. Infatti i cannoni del forte fecero fuoco solo due volte: la prima spararono in una prova generale; la seconda il 20 aprile 1797 contro il vascello napoleonico "Liberatore d’Italia" che cercò di entrare nel Porto di Lido. La decisa opposizione del comandante del forte di S. Andrea, Domenico Pizzamano, riuscì a bloccare il "Liberatore" che venne poi catturato. Ricordiamo che alla memoria di costui gli "Amici dei Monumenti" di Venezia vollero murare su un lato del forte la seguente iscrizione:

"Da questo forte
Domenico Pizzamano
respingendo il francese invasore
segnò gloriosamente
l’ultima difesa della Repubblica di S. Marco
1797.
La società degli amici dei monumenti pose
1911"

Nel Forte venne imprigionato, per un breve periodo, Giacomo Casanova. Di seguito citiamo un brano tratto dalle sue memorie che sono molto interessanti per capire che tipo di vita si svolgeva in questa fortezza:

"…Dopo una mezz’ora, la gondola si fermò alla porta piccola del forte Sant’Andrea, che si trova allo sbocco della laguna, esattamente nel punto in cui si ferma il Bucintoro il giorno dell’Ascensione, quando il Doge celebra lo sposalizio col mare. La sentinella chiama il caporale, scendiamo e l’ufficiale che mi accompagna mi presenta al maggiore porgendogli una lettera. Il maggiore, dopo averla letta, ordina al signor zen, suo aiutante, di consegnarmi al corpo di guardia.

[...] Verso sera mi feci comprare qualcosa da mangiare, per non morire d’inedia; poi, disteso su un letto da campo, passai la notte in mezzo ai soldati senza riuscire a chiudere occhio, perché quegli schiavoni non facevano altro che cantare, mangiare aglio, fumare un pessimo tabacco che ammorbava l’aria, e tracannare vino schiavone nero come l’inchiostro, che solo loro riescono a bere.

[...] Mi condussero nella mia camera; era grande, al primo piano, e aveva due finestre dalle quali potevo godere una vista superba. Vi trovai il mio letto e vidi con piacere il mio baule che non era stato forzato e del quale avevo le chiavi. il maggiore aveva avuto l’attenzione di farmi mettere sul tavolo tutto l’occorrente per scrivere. Un soldato schiavone venne a dirmi che sarebbe stato al mio servizio e che lo avrei pagato quando avessi potuto, perché tutti sapevano che ricevevo solo dieci soldi.(...)

La fortezza, dove la Repubblica teneva di solito una guarnigione di cento schiavoni invalidi, ospitava allora duemila albanesi, chiamati Cimarioti. Il ministro della guerra che a Venezia chiamano Savio alla Scrittura li aveva fatti venire dal levante in occasione di una promozione. (...) Il più orripilante, era il tenente colonnello, cui mancava letteralmente un quarto di testa, in quanto aveva perduto un orecchio, un occhio e la mandibola.

Ciononostante parlava con tono allegro, mangiava di buon appetito ed era di carattere gioviale. Aveva con sé tutta la famiglia che era composta da due ragazze, che il costume nazionale rendeva ancora più graziose, e da sette maschi, tutti sotto le armi... (...) Nel forte vivevano anche cinque o seicento donne e un gran numero di bambini..."
¹tratto da: Giacomo Casanova, Memorie scritte da lui medesimo, Garzanti, Milano, 19803, pp. 100-102

ITINERARIO

La visita, di un’intera giornata, sarà guidata da un volontario del Comitato. L’incontro con i volontari del Comitato è all’imbarcadero di San Pietro di Castello, raggiungibile con la linea 51 o 52, o all’isola delle Vignole, raggiungibile con la linea 13 dalle Fondamenta Nuove. Il trasferimento all’isola della Certosa avviene con imbarcazione privata.

Arrivo e visita della parte sud dell’isola: la più antica. All’interno dell’isola si possono seguire diversi percorsi naturalistici e botanici. Il percorso è segnato da numerosi cancelli che permettono di accedere a diverse aree dell’isola. Gli antichi manufatti militari, abbandonati al degrado per lungo tempo, sono stati in parte ricostruiti o restaurati, attraverso finanziamenti stanziati dalla Legge Speciale per Venezia o da finanziamenti della C.E. per la rivitalizzazione delle aree produttive dismesse: i capannoni che ospitavano lo "Stabilimento pirotecnico della Certosa" sono destinati alla cantieristica minore lagunare; il secentesco "Casello delle polveri" sarà adibito a centro museale e di educazione ambientale. Da qui si ha una splendida vista delle vicine isole di Murano e di S. Elena. Proseguendo nel percorso, incontriamo alcuni edifici industriali dell’isola che risalgono al 1870 (per esempio un’alta ciminiera che, all’epoca, rilasciava dell’aria calda per asciugare le vele delle imbarcazioni qui fabbricate). Molte sono le falde freatiche che favoriscono la crescita rigogliosa della vegetazione dell’isola. Esse creano una fitta rete di canalette che fanno affluire l’acqua dolce in laguna. Al limite con la parte nord (la Certosa nuova) c’è una torretta militare alla quale si può accedere tramite una scala. Da qui si può avere un’ampia veduta della laguna. Ricordiamo anche che è in progetto un intervento di prospezione e scavo per riportare alla luce l’antico complesso conventuale certosino.

Visita della parte nord dell’isola: la nuova Certosa. Questa parte è ideale come area da picnic e riposo. È una zona ricca di vegetazione. Attrazione particolare è un gelso: l’albero più anziano e più esteso dell’isola. I suoi rami accarezzano il suolo. È un’area particolarmente bella per il bosco e la radura attorniati dalla laguna che offre un magnifico paesaggio tutto da ammirare. Dopo una visita alla casa dell’ortolano - luogo che in futuro sarà adibito a centro direzionale del Parco della Certosa e dove potranno anche essere allestite mostre - è consigliabile fermarsi sull’isola per un pranzo al sacco e per rilassarsi nella tranquillità della sua natura, o per una partita a pallone nel grande prato. Dopo essere ritornati all’imbarcazione, ci dirigiamo verso l’isola di S. Andrea per la visita del Forte.



Il Forte di S. Andrea è una rocca alle porte della laguna a guardia di Venezia. Una fortezza ostile nell’aspetto e nella costruzione architettonica, in grado di intimorire il nemico che veniva dal mare, ma perfettamente in armonia con l’ambiente che la circonda. Sorge all’imboccatura principale del porto di Venezia, di fronte a S. Nicolò di Lido.

Il primo edificio che si incontra arrivando all’isola, è una piccola chiesetta dedicata alla Madonna. Superata una polveriera austriaca, si attraversa un grande cancello e si giunge alla piazza d’armi del forte di S. Andrea, da cui si raggiunge il Mastio. Salite le scale e raggiunta la terrazza, si può ammirare la laguna; sono inoltre visibili le cortine (tratti di cinta muraria che si estendono ai lati del mastio). Al ritorno si potranno visitare le cannoniere, che anticamente servirono per difendere Venezia, visitare le casematte e anche le celle dove venivano tenuti i prigionieri (vi fu imprigionato anche Giacomo Casanova). Terminata la visita, i volontari del Comitato provvederanno al trasferimento dal forte a Venezia.