| L’ISOLA DI CERTOSA
E IL FORTE DI S. ANDREA: VENEZIA VERSO L’ADRIATICO
A CHI RIVOLGERSI: "Comitato Certosa e S. Andrea" Isola della Certosa/ Forte di S. Andrea – 30100 Venezia - Tel. 041 2413717 E-mail: comitatocertosa@infinito.it; certosaisland@yahoo.it COME ARRIVARCI L’isola di Certosa e il forte di S. Andrea non sono raggiungibili tramite mezzi pubblici. È possibile comunque arrivarci con imbarcazioni private messe a disposizione dal Comitato Certosa e S. Andrea che provvederà ai trasferimenti dall’imbarcadero ACTV di S. Pietro di Castello a Venezia o dalla fermata ACTV delle Vignole (collegamento ACTV tra Venezia e le Vignole: linea 13). Formalità da osservare durante la visita del forte Il Forte di S. Andrea è situato in una
zona di interesse militare. Per tale motivo si devono osservare scrupolosamente
delle particolari disposizioni impartite dalla Autorità Militare, disposizioni
che risultano indicate su appositi cartelli o che potranno essere comunicate
verbalmente. L’Autorità Militare declina comunque ogni responsabilità
per i danni che dalla visita del forte potessero eventualmente derivare. L'isola
è un sito esemplare per la storia dell'evoluzione della vegetazione
delle isole lagunari, e fa parte di un complesso più ampio che comprende
anche le Vignole e S.Erasmo. L'isola è situata a est, quasi frontalmente
alla bocca di porto del Lido, dista meno di 250 m da S.Pietro di Castello,
poco più di 500 dal Lido ed è vicinissima alle isole di S.Andrea e delle
Vignole. La superficie è di circa 22 ettari. E' raggiungibile solo con
imbarcazione privata, preferibilmente dalle Vignole. Esiste un collegamento
ACTV tra Venezia e le Vignole (la linea 13).
Origini La Certosa originariamente era formata da due piccole isole separate da un canale, interrato all'inizio del XX secolo. Nell'anno 1199 il vescovo di Castello, Marco Nicola, concesse l'isola ai canonici agostiniani con il compito di costruirvi un tempio e un Monastero dedicato a S. Andrea. La chiesa fu consacrata nel 1219. I monaci agostiniani di S. Andrea vi rimasero fino al 1424, data in cui il senato donò il Monastero ai padri certosini di Firenze. Da questo momento l'isola cambia il nome da S. Andrea a S. Bruno. I Certosini trasformarono il vecchio convento secondo la loro regola costruendo attorno ai tre lati del grande chiostro 15 cellette autonome, ognuna con il proprio giardino e relativo pozzo. La costruzione più importante era la chiesa, riedificata nel 1492 su disegno di Pietro Lombardo, contenente opere di Tiziano, Vivarini e Tintoretto. Molti nobili e persino due dogi trovarono sepoltura nell'isola. Con la caduta della Repubblica, i monaci Certosini dovettero abbandonare l'isola che fu data in concessione al Demanio Militare. Il complesso fu adibito ad uso militare, destinando la chiesa a magazzino. La Certosa, assieme al forte di S. Andrea, diventerà una nuova parte della città di Venezia. Queste due isole sono candidate a far parte di un grande circuito naturalistico, comprendente l'insieme delle fortificazioni del campo trincerato di Mestre e quelle dei litorali e lagunari. L’ambiente e la vegetazione
Breve storia della vegetazione dell’isola della Certosa Con grande probabilità la vegetazione originaria della Certosa era costituita da specie di barena. Intorno al 1200 l’isola venne assegnata ai monaci Agostiniani, che iniziarono ad utilizzare il suolo per la coltivazione di piante alimentari; nell’isola c’era dunque la presenza di uno spazio conventuale edificato, al quale si accompagnavano l’orto ed il prato. Nel 1400 agli Agostiniani si sostituiscono i monaci Certosini, i quali apportano la loro idea di "giardino": l’isola, infatti, si presenta disegnata da orti, coltivazioni di alberi e di arbusti, con un grande prato ed un viale alberato. Questa è l’epoca matura dell’"hortus conclusus" conventuale, nel quale l’obiettivo della meditazione si coniuga alla coltivazione degli orti a scopo alimentare e medicinale ed alla gestione di luoghi verdi comuni: il prato ed il viale alberato. L’aderenza al paesaggio rurale lagunare permane per circa sei secoli. Nei secoli successivi, invece, cessata l’esperienza monastica, questo paesaggio viene progressivamente distrutto ed è definitivamente abbandonato alla metà del ‘900. Vegetazione attuale Attualmente la vegetazione presente all’isola della Certosa si presenta come boscaglia densa che spesso degrada in arbusteto e/o groviglio di rovi ed edera. Nell’insieme si coglie una notevole frammentazione sia per le specie vegetali presenti sia per la loro distribuzione nell’isola. Indubbiamente l’aspetto più evidente è la presenza nel piano inferiore di edera, in quello mediano di rovo (Rubus ulmifolius), ed infine nel piano arboreo di robinia (Robinia pseudoacacia). Sono tuttavia presenti specie ed associazioni molto interessanti, quali il pioppeto nella zona di bonifica recente, i gelsi a fusto policormico, i bagolari (Celtis australis), il fragmiteto, il frassino ossifilo (Fraxinus oxycarpa). Ancora, vi è la presenza di olmi (Ulmus minor), di pruni, di sambuchi e di ligustro giapponese, pianta ornamentale introdotta in epoca remota. Il paesaggio si sta evolvendo verso forme di associazioni vegetali naturali poco evolute; prevalgono quindi le specie infestanti, che hanno maggior capacità di insediamento in spazi aperti in presenza di fattori climatici limitanti: idrici, nutrizionali e pedologici. Curiosità: gelso bianco (Morus alba) Il gelso è una specie orientale introdotta dagli Arabi, la cui diffusione è legata strettamente all’allevamento del baco da seta, il quale si nutre esclusivamente delle foglie di questo albero. La sua diffusione sull’isola è probabilmente collegata ad un’originaria importanza nell’economia monastica: la coltivazione di questo albero non richiedeva grandi investimenti e perciò esso caratterizzava l’economia ed il territorio rurale, diffondendosi in tutti gli spazi agricoli disponibili. L’albero era utilizzato anche come tutore vivo della vite. Nell'area nord è presente un esemplare particolarmente maestoso. IL FORTE DI S. ANDREA
"Essendo questa grandissima machina
condotta al termine che si è detto, alcuni maligni et invidiosi dissero
alla Signoria che ancor che ella fusse bellissima e fatta con tutte
le considerazioni, ella sarebbe nondimeno in ogni bisogno utile e forse
anco dannosa; perciò che nello scaricare dell’artiglieria, per la gran
quantità e di quella grossezza che il luogo richiedeva, non poteva quasi
essere che non s’aprisse tutta e rovinasse. Onde, parendo alla prudenza
di que’ signori che fusse ben fatto di ciò chiarirsi, come di cosa che
molto importava, fecero condurvi grandissima quantità d’artiglieria
e delle più smisurate che fussero nell’arsenale, et compiute tutte le
canoniere di sotto e di sopra e caricatole anco più che l’ordinario,
furono scaricate tutte in un tempo; onde fu tanto il rumore, il tuono
et il terremoto che si sentì, che parve che fusse rovinato il mondo,
e la fortezza con tanti fuochi pareva un Mongibello et un inferno, ma
non per tanto, rimase la fabrica nella sua medesima sodezza e stabilità,
il senato chiarissimo del molto valore del San Michele, et i maligni
scornati e senza giudizio, i quali avevano tanta paura messa in ognuno,
che le gentildonne gravide, temendo di qualche gran cosa, s’erano allontanate
da Venezia." "Da questo forte Nel Forte venne imprigionato, per un breve periodo, Giacomo Casanova. Di seguito citiamo un brano tratto dalle sue memorie che sono molto interessanti per capire che tipo di vita si svolgeva in questa fortezza: "…Dopo una mezz’ora, la gondola si fermò alla porta piccola del forte Sant’Andrea, che si trova allo sbocco della laguna, esattamente nel punto in cui si ferma il Bucintoro il giorno dell’Ascensione, quando il Doge celebra lo sposalizio col mare. La sentinella chiama il caporale, scendiamo e l’ufficiale che mi accompagna mi presenta al maggiore porgendogli una lettera. Il maggiore, dopo averla letta, ordina al signor zen, suo aiutante, di consegnarmi al corpo di guardia. [...] Verso sera mi feci comprare qualcosa da mangiare, per non morire d’inedia; poi, disteso su un letto da campo, passai la notte in mezzo ai soldati senza riuscire a chiudere occhio, perché quegli schiavoni non facevano altro che cantare, mangiare aglio, fumare un pessimo tabacco che ammorbava l’aria, e tracannare vino schiavone nero come l’inchiostro, che solo loro riescono a bere. [...] Mi condussero nella mia camera; era grande, al primo piano, e aveva due finestre dalle quali potevo godere una vista superba. Vi trovai il mio letto e vidi con piacere il mio baule che non era stato forzato e del quale avevo le chiavi. il maggiore aveva avuto l’attenzione di farmi mettere sul tavolo tutto l’occorrente per scrivere. Un soldato schiavone venne a dirmi che sarebbe stato al mio servizio e che lo avrei pagato quando avessi potuto, perché tutti sapevano che ricevevo solo dieci soldi.(...) La fortezza, dove la Repubblica teneva di solito una guarnigione di cento schiavoni invalidi, ospitava allora duemila albanesi, chiamati Cimarioti. Il ministro della guerra che a Venezia chiamano Savio alla Scrittura li aveva fatti venire dal levante in occasione di una promozione. (...) Il più orripilante, era il tenente colonnello, cui mancava letteralmente un quarto di testa, in quanto aveva perduto un orecchio, un occhio e la mandibola.
ITINERARIO La visita, di un’intera giornata, sarà guidata da un volontario del Comitato. L’incontro con i volontari del Comitato è all’imbarcadero di San Pietro di Castello, raggiungibile con la linea 51 o 52, o all’isola delle Vignole, raggiungibile con la linea 13 dalle Fondamenta Nuove. Il trasferimento all’isola della Certosa avviene con imbarcazione privata.
Visita della parte nord dell’isola: la nuova Certosa. Questa parte è ideale come area da picnic e riposo. È una zona ricca di vegetazione. Attrazione particolare è un gelso: l’albero più anziano e più esteso dell’isola. I suoi rami accarezzano il suolo. È un’area particolarmente bella per il bosco e la radura attorniati dalla laguna che offre un magnifico paesaggio tutto da ammirare. Dopo una visita alla casa dell’ortolano - luogo che in futuro sarà adibito a centro direzionale del Parco della Certosa e dove potranno anche essere allestite mostre - è consigliabile fermarsi sull’isola per un pranzo al sacco e per rilassarsi nella tranquillità della sua natura, o per una partita a pallone nel grande prato. Dopo essere ritornati all’imbarcazione, ci dirigiamo verso l’isola di S. Andrea per la visita del Forte.
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