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VISITA ALL’ARSENALE DI VENEZIA
Il sestiere di Castello comprende nell’estremità
nord-orientale il recinto dell’arsenale di Venezia corrispondente ad un
superficie di più di 32 ettari, pari a circa un ventesimo dell’intero
centro storico. In rapporto a questa notevole estensione è
indispensabile prima di intraprendere la visita a questo luogo singolare
esaminarne l’assetto sulle mappe.
In
particolare sulla carta idrografica della laguna sarà possibile rilevare
la dislocazione eccentrica dell’Arsenale nel contesto urbano per valutare
il diretto collegamento con il mare aperto attraverso la bocca di porto
del Lido. Fin dalle origini le navi della Serenissima percorrevano il
breve tratto del Rio dell’Arsenale per immettersi nel canale di San
Marco ed uscire rapidamente dalla Laguna. Successivamente, invece, con
l’apertura di una nuova porta acquea, le imbarcazioni percorrevano il
più profondo canale delle navi che ugualmente conduce alla bocca di
porto.
Ancora
sul foto-piano di Venezia si potrà osservare il particolare assetto
dell’Arsenale, sostanzialmente diverso dal più minuto tessuto circostante,
costituito entro un articolato recinto di mura da ampi specchi d’acqua
che non trovano paragoni nel resto della città. Si tratta delle darsene
intorno alle quali si dispongono ordinatamente serie di edifici affiancati,
gli antichi "volti". Questa organizzazione eccezionale nella
città si spiega in rapporto alle attività eccezionali e nel tempo sempre
più complesse che qui si svolgevano: dapprima solo ricovero e manutenzione
di navi e, via via, produzione ed allestimento completo dell’intera
flotta della Serenissima.
Infine la conformazione dell’Arsenale va vista come
esito di una crescita ininterrotta dal XII secolo fino alla fine della
Repubblica e delle profonde trasformazioni avvenute nel corso
dell’ottocento.
Il
primo nucleo dell’Arsenale era costituito da una darsena cinta da mura
turrite e organizzata con due file di 12 scali coperti, posti frontalmente
sui lati lunghi, con il precipuo scopo di ricoverare la flotta. Quest’area
originaria corrisponde alla darsena oggi denominata Arsenale Vecchio.
Nel corso del trecento si attuarono, anche in rapporto alle nuove funzioni
produttive qui presenti, notevoli ampliamenti con l’aggregazione verso
est di un nuovo bacino fortificato denominato Arsenale Nuovo e di una
larga fascia di terreno a sud di questo denominata Campagna.
Un
ulteriore ampliamento iniziato nel 1473, documentato nella veduta di
Jacopo De Barbari dell’anno 1500 ancora incompleto, portò alla formazione
dell’Arsenale Nuovissimo che, per una flotta di 70 galere, raddoppiava
la precedente superficie del recinto. Alla metà del cinquecento (1569)
venne scavato il Canale delle Galeazze come prosecuzione della darsena
Vecchia con un nuovo tratto di mura affacciato a nord sulla laguna e
allineato con quello dell’Arsenale Nuovissimo.
A parte interventi in punti localizzati, la
configurazione così raggiunta rimase stabile fino alla fine della
Repubblica e solo nel corso dell'ottocento fino al secondo conflitto
mondiale vennero realizzate le trasformazioni radicali che hanno portato
alla situazione attuale. Tra questi profondi cambiamenti va indicato
come, per creare un unico bacino adeguato alle dimensioni raggiunte
dalle imbarcazioni a motore, vennero demoliti gli squeri ed i volti tra
la darsena nuova e nuovissima e venne aperta una nuova porta d’acqua. Si
procedette poi all’interramento di un’enorme area a nord-est per la
costruzione di giganteschi bacini di carenaggio. Venne costruita intorno
agli specchi d’acqua una banchina pressoché continua che ha comportato
la separazione dei volti d’acqua fino alla costruzione durante la
seconda guerra mondiale di numerosi ed oggi ineliminabili rifugi
antiaerei in cemento armato.
Attualmente l’Arsenale è di proprietà del Demanio
Militare di conseguenza per visitarlo è necessario contattare con
anticipo la Marina Militare e presentarsi all’appuntamento così fissato
muniti di documento di identità.
Il
giro interno all’Arsenale inizia dalla Porta di terra che affianca quella
acquea sul Rio dell’Arsenale. L'ingresso acqueo era fiancheggiato fin
dalle origini da due torri tra le quali era teso un ponte levatoio,
le torri oggi visibili sono tuttavia risalenti al 1686 quando il varco
venne allargato per il passaggio di navi di cresciute dimensioni. L’ingresso
da terra è costituito dalla Porta Magna, un vero arco di trionfo, eretto
sotto il dogato di Pasquale Malipiero seguendo il modello classico e
l’arco dei Sergi di Pola. Esso costituisce il primo episodio architettonico
compiuto nel nuovo linguaggio del Rinascimento a Venezia alla data del
1460. Sopra una forte trabeazione sostenuta da bellissime colonne binate
in marmo greco con capitelli bizantini, all’interno di un’edicola sormontata
da un timpano sta il Leone alato. In seguito alla vittoria navale sui
Turchi a Lepanto del 1571, fu aggiunta l’iscrizione commemorativa di
questo evento sul fregio e le vittorie alate sui pennacchi. Alla fine
del ‘600 si costruiva innanzi alla Porta una terrazza con otto statue
allegoriche. Colpiscono allineati sul campo i quattro leoni marmorei
provenienti dai domini in Grecia.
Una volta oltrepassato l’ingresso, durante le
operazioni di identificazione, si avrà modo di osservare nell’atrio il
gruppo marmoreo della Madonna con Bambino firmata e datata da Jacopo
Sansovino 1533. Immediatamente fuori dall’atrio ci si muove nell’ambito
dell’Arsenale Vecchio le cui fabbriche sono state fortemente
rimaneggiate negli ultimi due secoli. In uno degli edifici prospettanti
a sinistra dell’ingresso ha sede la Biblioteca della Marina Militare
mentre la fine dalla darsena Vecchia è segnata, da questo stesso lato,
da una torretta neogotica.
Si attraversa quindi il ponte di legno che sta in
prossimità della porta acquea per trovarsi a camminare sulla banchina
che circonda la Grande darsena, realizzata nell’800 unificando quella
dall’Arsenale Nuovo con quella dell’Arsenale Nuovissimo. La vista di
questa vastissima superficie d’acqua, inimmaginabile dall’esterno del
recinto, colpisce ed emoziona. Si supera un altro ponte, particolarmente
interessante perché in ferro e girevole, posto sul Rio, detto delle
Stoppare di collegamento tra darsena Nuova e Vecchia e si arriva così
davanti agli edifici delle vele e del Bucintoro. Va ricordato che erano
impiegate a filare, cucire e riparare le vele, già alla metà del 500,
circa 50 donne. La tettoia del Bucintoro costituiva il ricovero
dell’imbarcazione dogale guidata durante le cerimonie, come ad esempio lo
sposalizio del mare durante la Festa della Sensa, da equipaggio
costituito esclusivamente di lavoratori di questo luogo: gli
Arsenalotti. A confronto con gli altri ricoveri dall’aspetto
esclusivamente funzionale, quello del Bucintoro presenta un rivestimento
in pietra d’Istria, evidenziato dal bugnato e con un enorme portale
cinquecentesco decorato sull’attico dalla figura allegorica di
Venezia-Giustizia.
Spostandosi più a nord ci si inoltra in un area di
maggior interesse per la presenza di più dirette testimonianze
dell’antica organizzazione del luogo.
In
questo slargo è rimasto integro un tratto del muro settentrionale dell’Arsenale
trecentesco del quale sono visibili le merlature e una lunghissima scala
con gradini in blocchi monolitici di pietra sporgenti a mensola dal
muro stesso. Questa lunga rampa porta alla Torre della Campanella, posizionata
all’angolo del recinto trecentesco e poi inglobata nelle successive
espansioni. Su questa torre, crollata e ricostruita nel 1936 sulla base
delle stampe settecentesche, stava la campana che dava inizio e fine
al lavoro degli Arsenalotti. Suonava due volte al giorno alla mattina
e nel primo pomeriggio per chiamare gli artigiani disponibili a lavorare
a giornata mentre la mezza giornata era scandita da distribuzioni di
vino ai lavoratori. Da questo piazzale è ancora possibile entrare da
retro degli scali acquatici prospicienti sulla darsena Vecchia. Si può
qui immaginare come doveva essere l’Antico Arsenale organizzato in serie
di costruzioni simili a queste le cui misure sono determinate da quelle
delle galere grosse: lunghe 40 m e larghe 5 m. Gli scali sono quindi
di lunghezza poco maggiore allo scafo della nave e di larghezza tripla
per ospitarne contemporaneamente due con un corridoio di mezzo. Il terreno
degli scali è inclinato per consentire di tirare in secco le imbarcazioni
mentre lateralmente si elevano per parecchi metri possenti setti murari
in mattoni che sorreggono l’orditura lignea della copertura costituita
da una fitta sequenza di capriate.
Dagli scali acquatici si può passare alla banchina
sulla quale si affaccia l'edificio degli Squadratori. Questa grande
costruzione, realizzata nella prima metà del '700 da Giovanni Scalfarotto,
è stata accorciata nel 1860 passando da 13 a 9 grandi arcate che
caratterizzano la facciata. Originariamente poi questo edificio era
lambito direttamente dall’acqua del cosiddetto "Lago del Legname" sul
quale appunto fluttuavano i legni successivamente fatti essiccare e
tagliati, "squadrati", all’interno dell’enorme spazio. La trasformazione
di questa parte alla metà dell’800 trova motivo nella costruzione di due
scali scoperti in pietra d’Istria. Su uno di questi enormi scivoli
bianchi è stato oggi portato l'interessantissimo sommergibile
"Dandolo".
Dopo un ultimo sguardo al Rio delle Galeazze ed al
grande arco che fora il muro verso nord, ci si può affacciare nuovamente
sulla grande darsena. Osservando il perimetro del bacino, si notano a
destra, sul lato settentrionale i capannoni della Nuovissima Grande
risalenti nell'impianto al XVI secolo ma molto trasformati ai primi del
900 quando dietro a questo allineamento è stato creato l'enorme
interramento di cui si è precedentemente parlato. A segnare l'inizio
della Porta Acquea verso la Laguna sta la massiccia torre di Porta Nuova
del 1810 oltre la quale si intravedevano le due torrette neogotiche ed
in lontananza il profilo dell'Isola della Certosa. Il lato nord della
darsena è oggi sede di attività che operano nell'ambito della
costruzione e riparazione delle imbarcazioni ma presto in alcuni di
questi edifici, da poco restaurati, si trasferirà anche la sede
veneziana del C.N.R.
Il
lato est del bacino, che si trova esattamente di fronte a questo punto
di osservazione, è chiuso, a lato della porta acquea, dai bellissimi
cantieri acquatici delle Gaggiandre costruiti nel 1568-73 su progetto
di Jacopo Sansovino. Questi "squeri all'acqua" fanno parte
di un reparto concepito all'indomani della battaglia di Lepanto per
ospitarvi una flotta di galere sempre pronta a salpare. I setti murari
su cui si appoggia la complessa orditura delle capriate lignee del tetto
sono ritmati da grandi arcate che si scaricano su colonne in pietra
d'Istria.
Sempre
guardando oltre la Darsena, colpisce l'enorme struttura della gru idraulica
costruita nell'800 mentre è possibile vedere oltre il recinto di quella
parte del complesso il profilo della cupola e la sommità del campanile
di San Pietro di Castello.
Continuando l'esplorazione, si può entrare in uno dei
volti che stanno sul retro dell'edificio degli Squadratori dove è stata
recentemente ricoverata una "motozattera" cioè un mezzo da sbarco,
utilizzabile in prossimità di bassi fondali, sulla quale è possibile
salire per una divertente esperienza.
Da qui si torna al ponte girevole, precedentemente
attraversato, per portarsi sul Piazzale Vittorio Emanuele sul quale si
affacciano le Officine Remi e le antichissime Fonderie risalenti al 1390
e dal quale inizia lo Stradale di Campagna. Percorrendo questa lunga via
che organizza l'Arsenale di terra, è ancora possibile vedere lo
specchio acqueo del bacino attraverso altre due grandi tettoie
acquatiche del 1457. Gli edifici laterali appaiono per il resto molto
rimaneggiati in tempi recenti ma alla fine del percorso si incontra un
portale monumentale in pietra di fine 500: l'ingresso al reparto
artiglieria. Va chiarito, infatti, che l'Arsenale sin dalla fine del 300
è divenuto il centro del controllo militare della Serenissima
costituendosi quindi come una vera e propria macchina da guerra, sede
oltre che della produzione navale di quella di armi. Lo Stradale di
Campagna era frequentato da un gran numero di artigiani quali: fabbri,
balestrieri, costruttori di scudi, maestri d'armi vari, fabbricanti di
corazze, raffinatori di salnitro, fabbricanti di polveri, fonditori di
artiglieria, di bombarde e carrai.
Varcando il portale dell'artiglieria si potrebbe,
dopo aver visitato gli edifici di questo reparto, giungere nuovamente
alla darsena grande in prossimità delle Gaggiandre ma questa zona del
complesso è attualmente ceduta dalle Forze Armate alla Biennale di
Venezia che la utilizza sia per le esposizioni della Biennale Arti
Visive, sia per gli spettacoli della Biennale Danza, Musica, Teatro con
accesso separato previo pagamento di biglietto. Così la straordinaria
fabbrica delle Corderie è stata animata negli ultimi decenni da molte
mostre temporanee.
Le Corderie avevano sin dalle origini accessi di
terra e d'acqua indipendenti dal resto dell'Arsenale. Funzionalmente
questo luogo, denominato "la Tana" era il centro di immagazzinamento
della canapa grezza e di produzione, attraverso la lavorazione completa
di questa fibra, delle gomene delle navi e di corde di ogni tipo fino
alle funicelle delle balestre da combattimento. L'edificio attuale
colpisce per le dimensioni che arrivano ad oltre 300 metri di lunghezza
e per la monumentalità dell'interno. E' stato costruito da Antonio Da
Ponte nel 1579-91 in sostituzione di un precedente edificio testimoniato
dalla veduta di Jacopo de Barbari. L'organizzazione dello spazio si
suddivide in due zone: quella della lavorazione al piano d'ingresso e
quella dell'immagazzinaggio sui soppalchi che sormontano le bande
laterali.
Le immediate vicinanze dell'Arsenale riservano ancora
interessanti spunti; una volta usciti dalla Porta Magna è possibile
raggiungere la Chiesa di San Martino, parrocchia degli Arsenalotti, e,
seguendo il muro di recinzione del complesso, raggiungere il Campo delle
Gorne. Le costruzioni di questa zona non potevano guardare oltre le mura
merlate, per questo motivo, sono ancor oggi non molto elevate. Sopra
alla porta d'ingresso dell'attuale N. 2446 di Castello, in campo delle
Gorne, una piccola lapide reca incisa la scritta: "N. 47 CAPPO M.RO ALLE
SEGHE". Si tratta dell’antica abitazione destinata al Proto dei Segatori,
un artigiano che aveva raggiunto una posizione di rilievo nell’ambito
dell’arte dei segatori attiva all’Arsenale. L’uso di un’abitazione, che
rimaneva di proprietà di San Marco cioè dello Stato, faceva parte del
contratto tra lo Stato stesso ed artigiani specializzati che lavoravano
all’Arsenale. Di conseguenza vennero costruite dalla Serenissima
numerose abitazioni per le maestranze attive, mentre si provvedeva a
dare accoglienza negli ospizi a chi, raggiunta la vecchiaia, non poteva
più lavorare o far parte dell’equipaggio delle navi. Anche in Campo e
Fondamenta dell’Arsenale fino al Campo della Tana sono riscontrabili
altre testimonianze di questo tipo.
Per
concludere la visita si può seguire una parte del perimetro esterno
dell’Arsenale percorrendo con una piccola imbarcazione i canali che
lambiscono le mura merlate. Partendo dal Rio della Tana, si potrà notare
come un lungo tratto di questo edificio prospetti direttamente sull’acqua.
Dal canale sono visibili la Torre di mezzo e la Torre di Santi Pietro
e Paolo che fa angolo con il Rio delle Vergini. Il nome di questo Rio
deriva dall’antico convento femminile che era insediato in un’isola
completamente separata dall’Arsenale e che, in seguito all’interramento
ottocentesco del Rio della Guerra, è stata inglobata all’area militare.
Il fastigio gotico della Chiesa del convento, demolita nel 1875, è stato
inserito nelle mura che caratterizzano questa parte del recinto. Alla
fine del Rio delle Vergini si sbuca sul larghissimo Canale di S. Pietro
di Castello quasi di fronte alla Chiesa omonima con il bel campo alberato
e, da qui, si può ancora seguire il muro dell’Arsenale fino alla Porta
Nuova riconoscibile per le due torrette neogotiche che la inquadrano.
Si raggiunge infine il Canale delle Navi e ci si sposta nella laguna
nord per immettersi nel Canale delle Fondamenta Nuove. Lungo questo
ultimo tratto si scorgeranno progressivamente le mura dell’Arsenale
Nuovissimo emergenti dalla vegetazione dietro le "casermette dei
sommergibilisti" fino a coincidere più oltre con il limite stesso
della città in una efficace immagine dell’antica potenza della Repubblica.
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